Bari

Una città ancora in cerca del suo perchè

mercoledì, 04 maggio 2005

Sondaggio

1) Qual è il posto di Bari che preferisci? E perchè di grazia?

2)Qual è quello che odi? E perchè mai?

3)Qual è quello che secondo te rappresenta meglio la baresità? 

Postato da: darious a 18:56 | link | commenti (18) |

mercoledì, 20 aprile 2005

Potrai anche cancellare tutte le mie scritte ma non
...e bello doppo il morir vivere anchora...il formaggino mio riduce l'altezza originaria di un suo consumatore - quella indicata dal regolo - di una quota pari a quella del cubo in figurail mio
Queste parole campeggiano meravigliose lungo una navata dell'orribile Marconi.
Sarebbe limitativo osservare che sono l'epitome della surrealtà.
Pertanto, propongo solerte alcune chiavi di lettura:
1) la parola che seguiva "mio" è stata cancellata; in questo caso il surrealista è il cancellatore, mentre l'imbrattatore perde senza appiglio alicuno;
2) fin da principio non c'era nessuna parola dopo "mio"; in tal caso l'imbrattatore è stato mediamente surreale, ma direi che non ha avuto la meglio sul cancellatore; anzi in qualche modo è ancora il cancellatore a spuntarla, un po' come quando i palestinesi per la prima volta hanno avuto un momento di leadership morale durante la prima intifada;
3) la scritta va intesa come "potrai cancellare anche tutte le mie scritte ma non "il mio"" e le virgolette non sono state messe per non avvantaggiare l'astuto nemico; in tal caso l'imbrattatore è un surrealista puro ed il cancellatore è gabbato;
4) la scritta originaria era "potrai cancellare anche tutte le mie scritte ma non "il mio"", vale a dire munita di virgolette, che sono state poi cancellate dal cancellatore; in tal caso il premio surrealismo assoluto è di quest'ultimo, mentre l'imbrattatore è stato ridotto all'impotenza.
E che la verità cronologica non possa cancellare gli ardimenti del pensiero associativo.

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sabato, 12 marzo 2005

Non è successo niente
YAAAAAAAAAWWWWWWWNNNNNNNNNNNN

Era da tempo che volevo dare questa notizia: ripeto, non è successo niente. Buonasera e alla prossima.

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martedì, 08 marzo 2005

Solidarietà ai ragazzi dell' ITIS Panetti

L'unica ragazza su 799 studenti iscritta all'istituto, non c'è l'ha fatta e ha deciso di lasciare la scuola."Era brava, è stato un peccato", dice il preside Antonio Aulenta. Ora, uniche alfiere del gentil sesso, restano le professoresse, che dovranno combattere contro un esercito di vichinghi. Le ragazze dell'Istituto De Lilla, che si trova proprio davanti al Panetti, da anni oggetto di assalti da parte dei Panettiani, e corrispettivo del Panetti in quanto quasi completamente femminile, sono in stato di agitazione. (Nella foto, Modesto Panetti, scienziato, 1875-1957)

Postato da: darious a 19:16 | link | commenti (1) |

lunedì, 07 marzo 2005

Sei proprio del millenovecentouno!

Ho notato che molti modi di dire baresi nascono e muoiono nell'arco di breve tempo. Penso sia un fato positivo, che dimostra la grande vitalità del nostro idioma; attenzione non mi riferisco solo al dialetto, ma anche a quel linguaggio bastardo, figlio di Italiano e vernacolo.
Per esempio un epiteto del tipo "POLMONE" ( "Si propr nu polmoun") un tempo in voga, oggi è in disuso. Anche "Nu matr'monie d shcaff", trad.= "Un matrimonio di schiaffi", invito rivolto a chi le sta per prendere di santa ragione, non viene più usato granchè. Invece uno nuovo è "DU IUN" ("Si propr du iun" - traduzione, credo: ma sei forse nato nel 1901 e hai perciò 104 anni e non capisci ciò che dico per la tua veneranda età?). Oltre alle offese sempreverdi "trimone" - letteralmente "masturbazione"  - segnalo la splendida minaccia: "TI A ROMB U PALLOUN" - lett. " Ti rompo il pallone" - per indicare l'intenzione di spaccare la testa ad una malcapitata vittima. Se avete altre segnalazioni - su frasi, minacce e offese vecchie e nuove - fatele, altrimenti V ROMB'C 'U PALLOUN! 

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martedì, 01 marzo 2005

 

Ideati da Alessandro Di Pierro

Postato da: darious a 15:15 | link | commenti (4) |

lunedì, 28 febbraio 2005

Stato della città

 

Il 24 febbraio l’ ISTAT ha pubblicato i dati relativi al censimento 2001 delle città italiane. Per quanto riguarda Bari salta all’occhio l’inesorabile diminuzione del numero di abitanti negli ultimi 20 anni (1971=357.274, 1981= 371.022, 1991=342.309, 2001=316.532) con una perdita di 54.490 abitanti: un’ intera città, grande quanto Siena, si è staccata dalla città! Dove sono andati a finire i baresi senesi? Sparsi nella provincia, la cui popolazione è infatti aumentata negli ultimi dieci anni del 5%. Il problema resta sempre quello della casa, o meglio, del suo costo: bloccata da decenni l’edilizia, i prezzi delle case sono saliti sempre di più, con la conseguenza che più di un terzo degli appartamenti resta vuoto e i senesi se ne scappano (giustamente).

Ma spulciamo all’ interno della popolazione residente in città. Bari sta invecchiando, anche se questo succede inesorabilmente in tutte le città italiane. I bambini con meno di 6 anni sono il 6% e gli ultra 65enni il 17.2%, ma il dato non è preoccupante più di tanto se si considera che a Milano – per esempio – i nonni sono il 22% e il rapporto anziani/bambini tra le due città è uno il doppio dell’altro (121,5 Bari – 212,2 Milano). I minorenni restano pur sempre un buon 17.4% e i giovani tra i 18 e i 34 anni costituiscono il 25%. Le famiglie: quasi raddoppia in dieci anni la quota di separati e divorziati (dal 1.4% al 2.4%). Il numero dei nuclei familiari è aumentato di poco e per numero di componenti è scesa da 3.1 del 1991 a 2.8 del 2001.

Un altro dato interessante è il numero di persone sole, le famiglie unipersonali, in 10 anni salite dal 15.9% al 18%. Il 71% delle persone sole è donna, prevalentemente vedova (59.2%) e poi nubile (30.3%). Gli uomini soli invece sono prima celibi (46.4%) e poi vedovi (23.5%). Gli uomini insomma restano soli più per effetto di separazioni che per la morte della moglie…

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giovedì, 24 febbraio 2005

LAUREA IGNORANTIAE CAUSA PER IL DEPUTATO ANTONIO LEONE

L' on.  Antonio Leone - vice Presidente dei deputati di Forza Italia - si indigna pubblicamente sulla Gazzetta del Mezzogiorno per la laurea honoris causa che l' Università di Bari intende conferire nel maggio a Giorgio Bocca. Sarebbe bastato un qualunque altro ateneo -afferma- anzi, meglio ancora...padano. Forse -prosegue- la laurea honoris causae riguarda i successi letterari dello scrittore e non i contenuti di ciò che scrive, specie all' indirizzo meridionale.
Forse - aggiungo io - l' on. Leone, invece di ruggire a vuoto, farebbe meglio a spendere in libri almeno 10 dei 339 mila euro (fonte: Sole24ore)  che ci estorce annualmente in qualità di parlamentare
(Nella foto, la fine che farebbe il Leone se esistesse il Tribunale della Decenza)

Postato da: darious a 16:40 | link | commenti (1) |

martedì, 22 febbraio 2005

Fitto, un giorno potresti ammalarti tu!

Allora sarebbe da ridere se poi non trovassi posto negli ospedali! 
(Nella foto, il Presidente riceve la coppa come miglior operatore sanitario,
per mano di un collaboratore del ministro Sirchia)

Postato da: darious a 20:49 | link | commenti (6) |

giovedì, 17 febbraio 2005

Vendola, un poeta surrealista della Puglia alla conquista

<<C'è chi si vanta di non essere mai diverso: così ero, così sono e così sarò. Una iconograafia sepolcrale che mette angoscia, l'assenza del mutamento dà l'esatta dimensione del vuoto pneumatico>> 

Sulle imprese:<<A loro propongo un patto di libertà da atteggiamenti ancillari>>

Ambizioni:<<Io vorrei essere l'ostetrico che fa nascere la concretezza di pensieri lunghi e dei sogni che si realizzano>>

To be continued

Vai Nichi!

Postato da: darious a 09:17 | link | commenti (4) |

mercoledì, 16 febbraio 2005

 San Nicola

Amato come un Santo fra i più cari

e in gloria nelle chiese sopra un trono,

ha un largo culto Nicola di Bari

che della Russia poi divien patrono.

 

Vissuto in Licia nell'Asia Minore,

si sa che è Vescovo presto di Mira

quando con Costantino imperatore

il tribolar d'un tempo perde l'ira.

 

Salvate da sessantadue soldati,

le sue reliquie si ergono a presidio

sanando insiem dei piccoli sgozzati.

 

Amato da scolari e marinai

che vantano devoti il suo sussidio

ritorna ogni Natale in un via vai.

Da: Raffaele Salvi, I miei santi.

Postato da: darious a 14:43 | link | commenti |

venerdì, 11 febbraio 2005

Che mattone 

Il dibattito politico in Consiglio comunale è stato caratterizzato ultimamente dalle polemiche sulla questione del mattone. Come si sa, l’edilizia a Bari è bloccata da anni e allorquando l’ opposizione ha presentato un ordine del giorno sullo sblocco edilizio, è scoppiato un bubbone. La maggioranza Emilyana  infatti si è spaccata inizialmente, a detta del bocciato Boccia, a causa di serpi in seno, di genere ambientalista. Ma ora tutto sembrerebbe essere risolto e a breve verrà dato via libera a nuove lottizzazioni. Quella che puo’ sembrare la solita diatriba politica, in realtà è la punta dell’ iceberg di una faccenda ben più importante: la città ha ambizione di diventare metropoli o vuole continuare a essere paesone? 

Secondo me, Bari ha la necessità assoluta di sprovincializzarsi e per farlo deve crescere, anche demograficamente. E la crescita demografica implica un rilancio dell’edilizia. Innanzitutto una maggiore popolazione urbana crea una maggiore domanda in tutti i settori. E la maggiore domanda rende la città più appetibile in qualsiasi ambito, come quello culturale: e sappiamo quanto la questione sia cruciale. Posizioni di difesa dell’ esistente – da un punto di vista ambientalistico per esempio – sono sterili ma soprattutto deboli . Sterili perché non si puo’ fare di una città – che è qualcosa di estremamente dinamico – un’ opera museale da ammirare sottovetro. Deboli perché la classe politica – soldi a parte ma avendo tutti gli strumenti culturali a disposizione – puo’ e deve essere in grado di pensare un modello di sviluppo che faccia andare di pari passo crescita e sostenibilità. Più quartieri! Più cittadini! Più spazi!

Postato da: darious a 16:52 | link | commenti |

mercoledì, 02 febbraio 2005

ste

Lo stemma della città di Bari è uno scudo partito in palo a due colori: il bianco, che simboleggia la fede, ed il rosso, che rammenta il sangue versato dai cittadini in difesa della fede. Gli storici affermano che questo emblema venne adottato fin dai tempi delle Crociate ed associato, in origine, all'immagine di San Nicola, sostituita dalla corona, segno delle comunità aventi rango di citttà, con l'Unità d'Italia. L'effigie del Santo però compare ancora nello stemma della Camera di Commercio, mentre nel marchio della Fiera del Levante si conserva un altro simbolo di Bari: la Caravella, imbarcazione sulla quale furono traslate le ossa di San Nicola. Lo stemma, o arme, della città di Bari, è visibile nella cinta del Castello Svevo, con un tratteggio che ne distingue le aree colorate. E' anche visibile nella copertura del soffitto della Basilica di San Nicola, originariamente a capriate lignee, oggi mascherata da un sontuoso soffitto in legno intagliato e dorato, con tele del pittore bitontino Carlo Rosa che rappresentano Scene della vita di San Nicola, al centro del quale, corrispondente al centro della navata principale, è lo stemma della città.

Postato da: pentesilea a 20:06 | link | commenti |

martedì, 01 febbraio 2005

Purtroppo Bari, sebbene abitata da un gran numero, e sempre crescente, di persone, non è conosciuta ai più nei suoi aspetti più profondi, nelle sue tradizioni, direi nella sua Intimità. Si, perchè se apparentemente, ma anche in modo molto radicato, come dico spesso Bari è un Paesone (tipo i paesi lucani arroccati, che so, Genzano o Pietragalla, Banzi, Oppido, Rionero, che, non me ne vogliano i Lucani, vivono in stile "famiglia allargata" dove tutti sanno tutto di tutti, e sinceramente a me così poi tanto non piace), in realtà si presta ascolto e si ha interesse solo per il mero gossip quotidiano, non magari per quegli aspetti così belli e a me tanto cari che ci avvicinano alle nostre "radici" comuni.

Per questo ho avviato, sola perchè quasi a nessuno nel circondario interessa tale oceano di notizie forse inattendibili e sicuramente a volte poco certe, uno studio capillare delle "usanze" e tradizioni baresi. Ho pensato di farVi cosa gradita illustrando qualcosa in questa sede... incominciando con questo brano, che mi è sembrato d'effetto:

"...Ma di che sangue e di quali carni, e di qual animo, veste l'uomo barese? Chi furono insomma i suoi antichi che gli dettero in tanti e tanti secoli, il loro carattere, la loro imporonta, la stimmata del loro essere? Bari e la Puglia furono terre di pazienti indigeni ed anche di grandi invasori che vennero dal mare, scesero dalle colline che segnano il nostro orizzonte, affrontarono le montagne che sono tanto distanti da noi. Furono tanti codesti uomini che vennero ad approdare nelle nostre vaste pianure e si insidiarono confondendosi con i nostri popoli primitivi e, assieme, colsero pugni di gelsi dai nostri alberi secolari, piantarono gli ulivi e misero a dimora le vigne che danno quel nostro vino sanguigno. E portarono usi e costumi e diversa maniera di vivere e sin dalla notte dei tempi forgiarono quel che oggi è il barese.

Lungo è l'elenco di codesti avventurieri che vagarono per le nostre terre. Ecco così i Longobardi, uomini "del nord" ora guerrieri ora accorti cultori degli usi quotidiani e del senso della legge- Furono costoro a darci il senso della dote che ogni buon padre, ed anche la buona madre, destinano alla buona figlia che va sposa.

...avemmo poi, per alcuni decenni, gli arabi, che se ne vennero con la loro moschea, i loro harem, sicchè Guido Piovene, scrittore nordista per eccellenza, ebbe a scrivree che i nostri misteriosi giardini, quelli che una volta sorgevano dietro i bassi edifici o nel cuore dei vecchi palazzi, altri non erano se non tracce dei ginecei che raccoglievano le sognanti spose di un'epoca remota.

Vennero poi i bizantini, i greci sottili amanti della forma, delle sottigliezze, dei funambolismi verbali, finanche della religiosità grandiosa, fatta di lunghi canti, di lunghe cerimonie, di lunghissime, solitarie meditazioni. Guardatevi attorno e non vi sarà difficile trovare il barese sottile e complesso nelle disquisizioni, nel dettare regole, nel culto della contrattazione. Avemmo però contatti con i Normanni, uomini rudi e guerrieri, assetati di terre, di potere, di navigazione, di regni. Uomini anch'essi abilissimi: avevano poche leggi cui obbedire, ma facevano proprie le leggi degli altri, ricavandone le linee essenziali, lo spirito informatore, la convenienza utile a tutti. Lavoravano nel loro esclusivo interesse, avevano del resto abbandonato la Normandia lontana per conquistare nuovi posti al sole. Eredi dei mitici vichinghi, avevano però il gusto del mare, delle scoperte, la brama di nuove terre. E fu sotto il loro dominio che i baresi capirono che se erano contadini e commercianti dovevano riaffermare il primato di navigatori. Sotto la spinta straniera compresero anche che in realtà non facevano più parte del mondo orientale. Fu allora che si resero conto di essere europei, di far parte del mondo occidentale, di appartenere alla stessa razza di quei conquistatori venuti dall'occidente. Ma uomini prudenti, com'è prudente lo spirito commerciale, si resero conto che non bisognava tagliare del tutto il cordone ombelicale con l'oriente. I distacchi si fanno con gradualità. Di qui la necessità di avere un santo orientale nella loro casa ormai occidentale. E quale santo migliore e orientale di quel San Nicola, vescovo di Myra, che sin dai primi secoli del Cristianesimo proteggeva donne e fanciulli, mercanti e ladri, orfani e ricchi, marinai e gente dei campi? E quale maniera migliore di prenderselo se non quella di ricorrere ad un furto spettacolare che poi chiamarono nobilmente "traslazione"?

I furbi Normanni, al ritorno dei baresi con le sacre reliquie, subito regalarono loro la Corte del Catapano, il grande palazzo del viceré bizantino ormai irrimediabilmente cacciato verso il suo oriente. E questa corte si trasformò nella grande Basilica di San Nicola, e Bari divenne un importante centro religioso. San Nicola doveva però essere esportato, tutta la gente doveva conoscerlo; il culto nicolaiano si sparse così a macchia d'olio grazie alla diffusione che ne facevano preti, marinai e commercianti, ed allo stesso tempo divenne, prima in Europa e poi nel nuovo mondo, il Santa Klaus che distribuisce doni ai bambini.

I baresi erano grati al santo per averli fatti diventare europei e noti in tutto il mondo. Così ogni tanto gli dedicarono, nel bellissimo tempio sul mare, una loro personale preghiera. E, soprattutto, non lo bestemmiarono più. Questa gente di Puglia era nota, nel passato, per la fama di bestemmiatori, tanto che negli anni Trenta in tutti i locali pubblici era esposto un vistoso cartello: "Qui non si bestemmia". In realtà nelle loro parolacce figuravano sempre Cristi, Madonne, Santi vari, Addolorate, e così via.

Ma da secoli San Nicola non è compreso nel ricchissimo elenco blasfemo.

Fate un'accurata ricerca nel repertorio delle parole maledette che si pronunziano nei momenti di ira ed irritazione: non troverete mai a Bari un improprio contro San Nicola. Ve lo giuro. Su San Nicola.

(tratto da: Vito Maurogiovanni, Bari, Adda Editore)

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LO SPRECO DI VILLA FRAMARINO

Villa Framarino, in territorio del quartiere San Paolo, consiste in una grande costruzione rurale, realizzata nel XIX secolo. Vi si accede dalla strada Bitritto-Aeroporto.

...Villa Framarino, un'antica masseria ristrutturata per essere al "servizio" del Parco di Lama Balice (per l'esattezza "Centro di Documentazione sulla Natura") è un monumento all'abbandono. Posta all'estrema periferia del quartiere San Paolo, accanto ad un campo da golf realizzato da un privato, era stata annunciata dal Comune come uno dei più grandi centri convegni, all'avanguardia, ma dal dicembre 2001, periodo di consegna del manufatto al Comune da parte dell'impresa curatrice dei lavori, non è successo nulla. Villa Framarino è stata il rifugio di "brigate" di guardiani, tra vigili e dipendenti della Multiservizi, comandati di servizio per la custodia.

Mai un uso pubblico - nonostante le ripetute richieste della stessa Circoscrizione - e tanto meno mai nessuno è riuscito ad entrarci. Prima di mettere il naso in quella struttura, servivano un bel po' di autorizzazioni che, in passato, hanno spinto chiunque a rinunciare. La documentazione? Non è mai stato facile reperirla negli uffici pubblici. Ma la certezza, ora, è solo una: dopo tre anni dalla "consegna" dell'opera, costata tantissimo, non è cambiato niente. E' ora soprattutto che qualcuno spieghi l'improvvisa "destinazione" di una serie di attrezzature, costate un occhio della testa, e man mano "sottratte" (non rubate, si intende) per essere comunque impiegate per finalità pubbliche. Un modo per salvare la faccia? Forse.

In un modo o nell'altro, quegli impianti tecnologici mai utilizzati, e gelosamente custoditi, sarebbero stati destinati a diventare obsoleti o "condannati" a finire in manutenzione forzata. E così, tutto rimasto in naftalina per più di due anni fino a quando la Polizia Municipale non ha deciso di utilizzare il materiale: piuttosto che farlo deperire - avrà giustamente pensato qualcuno - meglio sfruttarlo.

I verbali di "consegna" sottoscritti dal comandante della Polizia Municipale parlano chiaro: il 4 novembre 2001 sono state ritirate 75 sedie di legno; pochi mesi dopo è toccato ad alcuni computer di ultima generazione. L'ultimo "ritiro" risale a qualche giorno fa: quattro televisori a schermo gigante. Tutto materiale che, attualmente, si trova negli uffici della Polizia Municipale. Nessuno mette in dubbio l'uso istituzionale di queste attrezzature. Ma una domanda sorge spontanea: perchè Villa Framarino è rimasta inutilizzata? Per quale motivo sono stati spesi tanti soldi per realizzare qualcosa che avrebbe solo drenato soldi alle casse municipali?

Insomma, è ora che venga fatta chiarezza...Poco importa se il progetto "Framarino", come fa notare qualcuno della vecchia amministrazione, risaliva ad un'epoca antecedente il 1994. Ma questo è un buon motivo per abbandonarla? Il Comune, che ha la proprietà dell'immobile, spende non meno di 100mila Euro per i due dipendenti della Multiservizi addetti alla custodia dalle 6:30 alle 18:30. Per non parlare dei due vigili urbani impegnati dalle 18:30 alle 6:30. A tutto ciò si aggiunga lo stato di abbandono che sta "logorando" le pareti esterne nonchè il cattivo stato di manutenzione del verde...Mai nessuno ha pensato di "modificare" il contratto di guardiania in manutenzione, o di dare il via libera a quel progetto di operatore multifunzione che la Multiservizi aveva proposto all'ex assessore alle municipalizzate. Al Comune converrebbe, perchè da un lato la presenza sarebbe automaticamente garantita, dall'altro qualcuno potrebbe così provvedere ai piccoli interventi di "mantenimento". Invece, nel rispetto di logiche antiche, si è ritenuto di lasciar morire tutto...

(Nicola Pepe, La Gazzetta del Mezzogiorno, giovedi 02.09.04)

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sabato, 29 gennaio 2005

Facce di bronzo

 

Il 27 gennaio c’è stata una bella manifestazione direttamente proporzionale alla bruttezza della sede che l’ha ospitata, la “Sala Murat”. Gli attori baresi hanno dato vita ad una lettura collettiva  di "Se questo è un uomo", di Primo Levi. E’ stata una vera e propria maratona, dalle 18 e 30 fino alle 23; quando l’uno finiva di leggere qualche pagina, iniziava l’altro, e così via. E complice anche il gelo che ha dominato la serata ( il riscaldamento non funziona) è stato facile entrare negli incubi raccontati dallo scrittore, morto suicida nel 1987.

Notevole –come sempre del resto-  l’ intervento di apertura del prof. Leuzzi. Come si sa, il periodo fascista, nell’immaginario barese è visto come qualcosa che ha inciso positivamente sulla città ( lungomare monumentale, Fiera del Levante, Policlinico etc.) e Leuzzi ha voluto ricordare l’altra faccia della medaglia. Ha quindi raccontato delle persecuzioni che gli ebrei hanno dovuto subire, sì, nella nostra città. Intere famiglie, come quella dei Levi, hanno dovuto fuggire così come molte personalità del mondo scientifico sono state estromesse dall’ Università in seguito alle leggi razziali. Leuzzi esige che la città chieda scusa.

O che almeno – aggiungo io-  che non si erigano monumenti alla classe dirigente responsabile di quello che è successo, come la faccia di bronzo che campeggia impunita sul lungomare. Horror. (Nella foto, Di Crollalanza, il primo a sinistra, durante una tragica pagliacciata dell' epoca)

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mercoledì, 26 gennaio 2005

Chiediamo spazi / Ci danno polizia / E’ questa / la loro / Democrazia!

Il famoso slogan, urlato nelle piazze degli anni settanta, puo’ ben rappresentare l’atteggiamento delle istituzioni nella vicenda di Enziteto, esplosa come al solito nel momento in cui ci è scappato il morto (di fame). Cosa si fa quando emerge la situazione di intollerabile degrado vissuta da un quartiere abbandonato nello sgabuzzino della città? Si aumenta il controllo delle forze dell’ordine. Ottima scelta, dunque, quella del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica  che riunitosi  ieri, presente tra gli altri il sindaco Emily, ha scelto Enziteto come sede di commissariato di Polizia. (Nella foto il commissario Basettoni, poco propenso al trasferimento ad Enziteto)

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lunedì, 24 gennaio 2005

Nel segno di zorro

Il 22 gennaio la Camera di Commercio di Bari, la cui pomposa sede trovasi in Corso Cavour, è stata svaligiata di 25 mila euro, ad opera di sconosciuti che si sono introdotti nell'edificio da una porta laterale. Sarebbero quindi entrati nel vano dove vi sono due casseforti, ne avrebbero caricata una su un carrello, e dopo averla trasportata in una stanza più ampia, l’avrebbero aperta utilizzando la fiamma ossidrica. Oggi emerge un particolare molto divertente: su una parete della stanza suddetta, i ladri hanno disegnato una zeta, per farsi beffe degli inquirenti...

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giovedì, 13 gennaio 2005

 Il poeta biondo

Oggi vorrei parlare di Vincenzo Pellegrini, in arte "Poeta biondo di Lucera".  Sicuramente è sconosciuto ai più, ma confido che qualcuno possa fornire qualche informazione che lo riguarda. Anticipo già da ora che entro 2 giorni, al massimo lunedì, le mie indagini potrebbero arrivare ad una svolta.

Ma ecco qualche anteprima. Il Poeta biondo - di Lucera, ma residente a Bari - ha popolato l'etere per un paio d'anni, nella seconda metà dei 90's, grazie ai ripetitori di Telebari che generosamente gli offrivano tutto lo spazio necessario a fargli espletare le sue sacrosante funzioni di aedo. Il Poeta biondo  raccontava con viva passione le sue incredibili  avventure al Polo Nord. Che ci sia andato veramente è un po' implausibile, ma mi irretiva al punto tale che io finivo per crederci. Non le recitava a braccio bensì aiutandosi con un manoscritto che mostrava in trasmissione. Pellegrini  diceva di averlo redatto nell'eventualità che non fosse mai più ritornato dalla terra dei ghiacci.

Aiutato dal suo fido amico,  l' eschimese Tògut, il nostro affrontava mille peripezie: tra le lotte con i lupi, nella bufera, o al gelo del Castello di ghiaccio, tra uno scontro con la Regina di ghiaccio e una fuga con i cani da slitta, il poeta biondo ci regalava la sua condizione disperata, e con quale genuinità! E lirismo!

Il poeta biondo purtroppo non è più di questa terra da un anno, ma forse non lo è mai stato, oh lui spirito libero e sognante.

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lunedì, 10 gennaio 2005

Questi fantasmi

Ciao Darious, non riesco a generare un mio post, così posto come commento. Vorrei sapere tanto le origini della costruzione sita alla fine del ponte che porta al Carrefour, a Poggiofranco, alla svolta per viale Pasteur. Si dice che sia da tempo disabitata perché il figlio del costruttore si suicidò tempo fa. In realtà altre fonti mi dicono che sia un ex monastero, nel quale tra il 1970 e il 1972 si celebravano riti satanici e fosse rifugio per tossico-dipendenti, tra cui un ragazzo morto di overdose. (Nella foto, L. Pasteur, 1822-1895)

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 Cristo si è fermato ad Enziteto

Ebbene si, una bambina di 16 mesi puo' morire di fame nele gennaio 2005, ma non stupiamocene. Delle "magnifiche sorti e progressive" non si vede neanche l'ombra. E poco prima, a Palese,  ecco che un ragazzino muore sotto un treno mentre attraversa un passaggio a livello chiuso ma non troppo. Nelle periferie di Bari si muore e noi vogliamo sapere: quali sono ora le priorità dell' amministrazione? (Nella foto, il poeta autore del verso citato)

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venerdì, 07 gennaio 2005

Un po' di Policlinico

In queste settimane, Piazza Giulio Cesare – e si potrebbe anche pensare di cambiarne il nome, no? – che si affaccia su quell’Italsider della sanità pubblica che è il Policlinico, è sconvolta dai lavori per la realizzazione di parcheggi sotterranei. Polemiche sull’opportunità dell’intervento a parte, io ho notato che la piazza è molto più bella, senza le palme che la adornavano in precedenza. Ne esce più decongestionata, ampia e dà più risalto sia alla facciata dinosaurosa del Policlinico, sia al quadrato razionalismo dell’edificio cosiddetto “Villaggio del fanciullo”. Perché non lasciarla dunque senza alberi? Poi bisogna smettere di pensare alle piante come mero ornamento urbano. Gli alberi vanno nei grandi parchi, non nelle piazze, altrimenti avremmo le solite “ville comunali” che cozzano con le ambizioni metropolitane di una città come Bari (ma esistono queste ambizioni?). A prova di quanto detto, le piazze più belle d’Italia non hanno neanche una pianta al loro interno….

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martedì, 04 gennaio 2005

Fontane

E' vero, poche fontane in città. C'è n'è una in via Omodeo nella nuova piazza che hanno costruito (peraltro sbagliando - ebbene si - le misure- ma questo è un altro discorso). Poi una vicino a 'nderr la lanz, seminascosta tra i cespugli di un giardinetto. Vabbè, poi quelle di P.zza Umberto. Ah! dietro la Scuola Gary Baldi, in via Trevisani angolo via Bovio. Per le scomparse: una vicino all' imbocco della circonvallazione, su corso De Gasperi. Una vicino ai palazzi Telecom, a Poggiofranco. Una in via Calefati.

Altre non me le ricordo. Fossimo a Trento capirei, ma è spiacevole questa mancanza in una città del sud...

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Tecnodark 2

 

Scrive un anonimo utente in risposta all’articolo sui Tecno-dark:

<< Ciao, sono uno di quelli che tu sarcasticamente definisci "teknodark"; noi odiamo queste etichette, abbiamo scelto un look elegante e barocco quale il nostro per sfuggire all'omologante piattume del comune apparire; siamo i nuovi angeli discesi negli inferi suburbani dalle dolci colline della Murgia, li dove di giorno torniamo, vestiti di morbidi e candidi abiti borghesi. non siamo alleati di nessuno,non ci interessano le logiche sociopolitiche di cui tu fai inutile mensione, ci piace solo confonderci con chi ci regala un lampo di demoniaca passione e di sanguinante ferocia;

Non essere così superficiale, avvicinati a noi, non temerci, bisbiglia al nostro orecchio il tuo satanico nome, dopo averlo riesumato dagli abissi delle tue viscere.

Innanzi ai tuoi illuministi occhi e imboniti, Bari potrà sembrarti soffocante, feroce, ma in fondo solare, brulicante provincia meridionale; ti sbagli Bari è la peggiore delle Male Bolgie del Basso Impero; dai vieni, impara a guardare la realtà non dall'occhio sanguinante delle tue ferite.

Un cosiddetto "Teknodark">>.

Sono contento che tu abbia scritto: la missiva è proprio come speravo che fosse! Bella! Ma fissiamo qualche punto. Innanzitutto il mio non voleva essere sarcastico, al massimo simpatico. Anche perché mi fa piacere incontrarvi negli inferi suburbani della nostra città, proprio per il fatto che con il vostro look – ma mi auguro che non sia solo questo – rompete con l’omologazione imperante.

Faccio ammenda: vi ho ingabbiato in una categoria, ma in qualche modo dovevo pur farlo! Come preferite essere chiamati? O preferite che non se ne parli proprio?

Altra questione importante: gli skin-heads. Forse c’eri pure tu l’altra sera alla Taverna del Maltese. E forse ho scambiato due parole con te. “Alleanza” era un termine che, senza valore politico, voleva indicare proprio ciò che tu dici: ossia il “confondersi” con loro. Le vostre demoniache passioni e sanguinanti ferocie possono anche interessarmi, ma quelle dei nazisti mi fanno schifo. Sono delle teste di cazzo. Che picchiano proprio chi cerca di non omologarsi, come voi. Per cui mi dispiace che facciano baldoria insieme seduti al vostro fianco, mentre cercano la provocazione guardando tutti con aria di sfida - come l’altra sera in Taverna.

Per quanto riguarda il giudizio che dai della città, secondo me è troppo severo. Ma non sottovaluto il grande talento che Bari ha, di scoraggiare chi abbia qualcosa da dire o da dare….

Postato da: darious a 13:31 | link | commenti |

venerdì, 31 dicembre 2004

Se vuoi il mio posto....

Ci scrive un anonimo utente:<<...una cosa ke mi piace in città e ke, ho visto, ha apprezzato anke qualcun altro (ke ne ha inviato l'immagine al giornale focus) è il messaggio posto sotto il segnale di parkeggio x disabili: "se vuoi il mio posto prenditi anke il mio handicap", voglio sapere ki ci ha pensato!!...>>.

Ovviamente, con i mezzi che mi sono messi a disposizione, sono riuscito a svelare l'arcano...

L' iniziativa, ideata nel maggio del 2004, anno del disabile, è figlia della società Bari multiservizi, d' intesa con l' assessorato ai servizi sociali. A quanto pare la frase ha due padri, in linea con le ultime tendenze in fatto di famiglia: l'allora amministratore delegato della Multiservizi, M. Roca, e l' allora Assessore ai Servizi Sociali, F. Melchiorre. In realtà si tratta di patrigni, in quanto i due hanno adottato la frase da un cartello identico da loro avvistato a Marsiglia, oltralpe.

Alla prossima!

D.

Postato da: darious a 15:40 | link | commenti |

martedì, 28 dicembre 2004

Le colpe dei padri...

 Padre e figlio compiono una rapina ma lasciano il  motorino.  A. e G. S., di Bari, rispettivamente di 57 e 28 anni, sono fuggiti dopo aver rapinato un uomo ma nella fuga hanno dovuto abbandonare il ciclomotore a loro intestato. Tornati per riprenderlo, hanno trovato ad attenderli gli agenti di polizia. I due, a bordo dello scooter, avevano seguito la vittima fin dentro il cortile della sua abitazione ma nel frattempo il cancello si era chiuso: sono dunque fuggiti abbandonando il mezzo. Poco dopo il giovane S è tornato per riprenderlo, ma è stato bloccato dagli agenti, giunti dopo la denuncia della vittima.

Postato da: darious a 21:43 | link | commenti |

Petruzzelli

Stanno restaurando il Petruzzelli. Tra i primi lavori ultimati, la pavimentazione esterna. Gli splendidi "chianconi" di pietra vesuviana nera tutti attorno al teatro sono stati sostituiti da misere mattonelle da marciapiede, di quelle a quadratini. Sto per indignarmi. Ecco, mi indigno.

Postato da: darious a 21:37 | link | commenti |

I tecno-dark

Uno spettro luccicante s'aggira per la città: i TECNO-DARK. Sono ragazzi tra i 17-22 anni si dark, ma non solo. Infatti rispetto ai loro predecessori anni '80, propongono una versione più contemporanea del tipo; la base nera è rimasta, ma compaiono creste punkolorate, borchie e/o piercing catene varie, tatuaggi. Insomma una variante tecno. Li avete notati? Avete altre notizie su di loro? Parlando brevemente con loro, ho potuto capire che scendono dall' entroterra. In più, sospetto un' alleanza con gli skin-heads, con i quali li ho visti accompagnarsi qualche sera orsono alla Taverna del Maltese (?!?!). Alla mia domanda: << I tecno dark sono alleati con gli skinheads?>> ho ricevuto la madre di tutte le risposte: <>

Postato da: darious a 21:07 | link | commenti |

Controfestival

Si è svolto a Bari il 17-18-19 dicembre, il Controfestival, organizzato dall'incommensurabile Controradio presso il teatro Kismet. Vi è piaciuto? E che gruppi avete gradito?

Postato da: darious a 20:03 | link | commenti |

Emiliano ramazza il mercato (?)

Il sindaco Emiliano, qualche giorno fa, ramazza in mano ha pulito insieme ad alcuni assessori, nonchè agli operatori dell'AMIU, il mercato di Corso Mazzini. Quando la TV lo ha intervistato, aveva l'affanno e diceva che era necessario mantenere pulita la città. A quando Emiliano che viene a leggere il contatore dell' acqua? (nella foto, Emiliano da giovanotto)

Postato da: darious a 19:46 | link | commenti (1) |

 

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